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Trovati 33989 documenti.

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Gli inganni di Cleopatra
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Libri Moderni

Squillace, Giuseppe <1968- >

Gli inganni di Cleopatra : fonti per lo studio dei profumi antichi / [a cura di] Giuseppe Squillace

Firenze : Olschki, 2022

Biblioteca dell'Archivum Romanicum. Serie 1, Storia, letteratura, paleografia

Abstract: Antologia di fonti greche e latine. Lo studio dei profumi antichi e, in senso più generale, di piante aromatiche e spezie, rimane marginale nelle indagini sul mondo antico e, in alcuni casi, è ritenuto soltanto un mero divertissement. E invece esso consente di aprire uno squarcio sulle società antiche, sulle abitudini della gente, sulla loro quotidianità. Una vita di tutti i giorni scandita non solo dalle ‘notizie dal fronte’ e dalle preoccupazioni per l’esito e gli effetti dei tanti, continui, conflitti, ma fatta anche di abitudini e routine, come la visita al mercato dell’agora e alle sue botteghe, le discussioni non solo ‘alte’ ma anche ‘normali’ e ‘frivole’, l’acquisto di unguenti profumati di cui uomini e donne erano soliti cospargersi.

Vol. 2: Libri 3.-4. / Properzio ; a cura di Paolo Fedeli
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Libri Moderni

Propertius, Sextus

Vol. 2: Libri 3.-4. / Properzio ; a cura di Paolo Fedeli

[Milano] : Fondazione Lorenzo Valla : Mondadori, 2022

Fa parte di: Propertius, Sextus. Elegie / Properzio

Abstract: La fama delle Elegie di Properzio è legata all'immagine della loro destinataria, Cinzia, la donna dell'autore, che viene disegnata nei primi due libri: indifferente, «implacabile nel costringere lo spasimante a un duro seruitium », amante esagerata di trucchi e belletti, volubile e incostante, «insensibile nei confronti del poeta persino nei momenti di suo grave pericolo», pronta ad abbandonarlo per un nuovo, magari ricco, corteggiatore. In realtà, Cinzia è un personaggio letterario, che vive all'interno di una tradizione: «irreprensibile matrona», ma anche meretrice sfrenata, e infine docta puella che legge e giudica, «da imparziale critica letteraria», la poesia di Properzio, ed è capace di scrivere versi suoi «che rivaleggiano con quelli di Corinna». Cinzia è un tipo che il poeta trasforma in mito cangiante. Qualcosa, tuttavia, cambia negli ultimi due libri della raccolta, contenuti in questo volume. Alla fine del libro II, Properzio aveva annunciato la clamorosa rottura con Cinzia. Il libro III, quasi a segnalare la svolta, inizia con una solenne invocazione alle Muse e l'iscrizione della propria poesia alla scuola di Callimaco e di Filita. Immersi in un'aura sacrale, vediamo il poeta presentarsi ora come sacerdos e inuentor , «traduttore» in latino della tradizione greca mediante l'inserzione di «temi italici in un panorama che resta sostanzialmente ellenistico»: «Mani di Callimaco e sacri riti di Filita di Cos, / vi prego, lasciatemi entrare nel vostro boschetto! / Io per primo, sacerdote d'una fonte pura, / porto i mistici emblemi italici nelle danze greche». Basta però giungere sulla soglia del libro IV per assistere a un ulteriore cambiamento di tono e di poetica. «Canterò i riti, gli dèi, i nomi antichi dei luoghi», proclama Properzio nell'elegia che apre quel libro. Riconosciuto il magistero di Virgilio, egli muove ora verso la poesia eziologica, celebrativa dei primordi di Roma a esaltazione delle glorie augustee del presente. Così, le Elegie ampliano il loro registro, fondando un genere nuovo e una nuova poetica; diventano una silloge tutta originale di amore per una donna e di amore per Roma, le sue radici, la sua storia, la sua potenza.

De rerum natura di Lucrezio
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Lucretius Carus, Titus

De rerum natura di Lucrezio / [a cura di] Milo De Angelis

Milano : Mondadori, 2022

Lo specchio. I poeti del nostro tempo

Abstract: n grande classico - del pensiero, oltre che della letteratura - interpretato da uno dei maggiori poeti del nostro tempo: questo straordinario De rerum natura ci permette di tornare a Lucrezio con rinnovato sguardo. Milo De Angelis, lo racconta nell'Introduzione, ha portato a compimento la sua versione grazie a un sodalizio con l'autore coltivato assiduamente fin dalla giovinezza: una lunga fedeltà che gli ha permesso di rendere nella nostra lingua la potente complessità dell'esametro, in versi che ne ricreano fedelmente lo spirito e la tensione interna come non era finora mai avvenuto con tanta poetica adesione. Entriamo così in un percorso intellettuale che ci arriva da molto lontano nel tempo, ma che pure presenta, nel suo valore assoluto, elementi che si avvicinano a certi tratti della sensibilità, della stessa dimensione problematica dei nostri tempi. Troviamo nel poema di Lucrezio un pervasivo senso del nulla, insieme, peraltro, al senso stesso dell'infinito, in versi spesso di intonazione drammatica. L'autore afferma e ripete che «tutta la nostra vita si affanna nell'oscurità», che siamo come «bambini che tremano in mezzo alle tenebre cieche». Come scrive De Angelis, domina, in toni concitati, allucinati, una forma di "pathos esistenziale", con «la capacità di addentrarsi nei chiaroscuri dell'anima, di esplorare le zone più buie, inospitali, disabitate, vertiginose dell'esperienza umana» e con una «forza introspettiva vicina alla letteratura del nostro tempo». Ma non solo. Il grido di dolore di Lucrezio di fronte alla vanità del tutto e la sua sistematica razionale decostruzione delle idées reçues si stemperano qua e là in quadri di dolente e partecipe dolcezza: la giovenca che disperata cerca il vitello che le è stato sottratto per essere sacrificato agli dei è una delle immagini indimenticabili del poema. Lucrezio ci arriva dunque nei suoi passaggi spesso visionari, nei suoi interrogativi spesso aperti, con la formidabile attualità senza tempo di un vertice della meditazione poetica.

Commento alle Orazioni di Cicerone
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Asconius Pedianus, Quintus

Commento alle Orazioni di Cicerone / Asconio ; a cura di Bernardo Santalucia

Venezia : Marsilio, 2022

Firmamenti

Abstract: Quinto Asconio Pediano è il più importante esegeta antico delle orazioni di Cicerone. Di lui ci rimane il commento, scritto in età neroniana, a cinque discorsi (due senatorii e tre giudiziari) dell'Arpinate: In Pisonem, Pro Scauro, Pro Milone, Pro Cornelio, In toga candida. Composto nella forma del commentario lemmatico, in un linguaggio semplice e scorrevole, l'apparato asconiano, qui per la prima volta tradotto in italiano, illustra le orazioni di Cicerone non tanto dal punto di vista linguistico quanto da quello storico-giuridico, gettando viva luce su alcuni momenti delicati e importanti della storia di Roma repubblicana e fornendoci numerose notizie non trasmesse da altre fonti. Da sottolineare, al riguardo, la grande affidabilità dell'autore, che non di rado fonda il suo commento sulla diretta consultazione di autorevoli documenti d'archivio (quali gli Acta Publica, ove era data notizia degli avvenimenti di interesse pubblico e dei fatti della vita politica della capitale) e su testi di cronaca contemporanea di difficile reperimento (come l'Expositio consiliorum suorum, il "diario segreto" scritto da Cicerone in difesa della sua azione politica).

Anecdota rustica
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Anecdota rustica : textus minores ad aedificationem pertinentes prout in codicibus saec. 8.-10. asseruati sunt / cura et studio Javier Soage

Turnhout : Brepols, 2022

Corpus Christianorum. Continuatio Mediaevalis

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Hagiographica hispana regnorum Aragonum et Castellae Legionisque saeculorum 9.-13.
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Hagiographica hispana regnorum Aragonum et Castellae Legionisque saeculorum 9.-13. : vitae sanctorum, inventiones et translationes, Libri miraculorum, Hymni / cura et studio José Carlos Martín-Iglesias ... [et al.] ; praefationem praemisit Carmen Codoñer

Turnhout : Brepols, 2022

Corpus Christianorum. Continuatio Mediaevalis

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Abstract: Raccolta di numerose opere agiografiche, in prosa e in versi, d'origine essenzialmente monastica, redatte nella Spagna dal secolo 9. al 13. Comprende varie vite di santi (in specie di eremiti). Una Passione (San Zoilo di Cordova), racconti di traslazioni di reliquie, raccolte di miracoli (sia in vita che in morte)... Ce volume (CCCM, 310) réunit un grand nombre d’œuvres hagiographiques, en prose et en vers, d’origine essentiellement monastique, rédigées dans l’Espagne des IXe-XIIIe siècles. Elles comportent plusieurs vies (notamment d’ermites), une passion (saint Zoïle de Cordoue), des récits de translation de reliques (comme celle de saint Indalèce, l’un des sept évangélisateurs mythiques de l’Espagne) et des recueils de miracles soit in uita soit post mortem; la notice de la vie ou du transfert du corps du saint est souvent suivie des miracles survenus sur sa tombe ou à proximité. Ces textes ont été composés dans les monastères de San Juan de la Peña (Huesca: Aragon), San Millán de la Cogolla (La Rioja/Castille) et San Zoilo de Carrión (Palencia: Castille). La Vita s. Vrbici confessoris a sans doute été écrite dans un monastère aragonais non identifié au IXe s., tandis que le Liber de uita et miraculis s. Isidori agricolae est l’œuvre d’un diacre de l’église Santa María de la Almudena de Madrid (XIIIe s.), avec des continuations d’abord, quelques années plus tard, par un franciscain, puis ensuite par d’autres auteurs jusqu’au XVe s.

Le metamorfosi / Publio Ovidio Nasone ; traduzione e introduzione di Guido Paduano ; commento di Luigi Galasso ; apparato iconografico a cura di Luca Bianco. Vol. 1
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Le metamorfosi / Publio Ovidio Nasone ; traduzione e introduzione di Guido Paduano ; commento di Luigi Galasso ; apparato iconografico a cura di Luca Bianco. Vol. 1 / Publio Ovidio Nasone

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Le metamorfosi / Publio Ovidio Nasone ; traduzione e introduzione di Guido Paduano ; commento di Luigi Galasso ; apparato iconografico a cura di Luca Bianco. Vol. 2
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Le metamorfosi / Publio Ovidio Nasone ; traduzione e introduzione di Guido Paduano ; commento di Luigi Galasso ; apparato iconografico a cura di Luca Bianco. Vol. 2 / Publio Ovidio Nasone

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Lettere
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Guicciardini, Francesco <1483-1540>

Lettere : (1499-1540) / Francesco Guicciardini ; a cura di Paola Moreno

Torino : Einaudi, 2022

Nuova universale Einaudi. Nuova serie

Abstract: La scelta di lettere proposte in questo volume, con il fondamentale commento di Paola Moreno, prende in considerazione tutto l'arco della vita di Francesco Guicciardini, da quando era ancora studente di giurisprudenza ai primi passi nella politica fiorentina, dall'esperienza di ambasciatore in Spagna fino agli anni delle maggiori responsabilità, quando scrive a Leone X, a Clemente VII, al re di Francia Francesco I. Ma non mancano lettere che testimoniano altri aspetti della sua vita: questioni familiari con il padre, commerciali con i fratelli, cause giudiziarie (era pur sempre avvocato)... E tra gli interlocutori non manca ovviamente l'amico Machiavelli, col quale condivide alcuni momenti di guerra e non poche riflessioni di carattere politico, e a cui lo legano complicità e stima reciproca. Una vita attraverso le lettere che ci consente di attraversare con immediatezza gli anni cruciali del Rinascimento.

L'anima e la sua origine
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Augustinus, Aurelius <santo>

L'anima e la sua origine / Agostino di Ippona ; introduzione, traduzione e note di commento a cura di Enrico Moro ; testo latino a fronte a cura di Giovanni Catapano

Roma : Città nuova, 2022

Nuovi testi patristici

Abstract: Da dove viene l'anima di ciascuno di noi? Questo enigma è al centro del De anima et eius origine, un'opera di Agostino ingiustamente trascurata e qui riproposta in una nuova traduzione annotata. L'opera in quattro libri fu composta tra il 419 e il 420, in risposta alle critiche di un giovane cattolico ex rogatista di nome Vincenzo Vittore. Agostino (354-430) espone le proprie convinzioni mature intorno all'anima umana coniugando sapientemente argomentazione razionale ed esegesi scritturistica, da un lato rivendica la propria certezza sulla natura incorporea dell'anima creata da Dio, dall'altro sottolinea come sia necessario sospendere prudentemente il giudizio sulla questione, secondaria ai fini della salvezza, della sua origine.

Proverbi sentenze e massime di saggezza in Grecia e a Roma
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Proverbi sentenze e massime di saggezza in Grecia e a Roma : tutte le raccolte da Pitagora all'Umanesimo con un indice lemmatizzato dei proverbi greci e romani / a cura di Emanuele Lelli

Milano : Bompiani, 2021

Bompiani Il pensiero occidentale

Abstract: L’immenso serbatoio del sapere proverbiale greco e romano è stato fissato, dall’età arcaica greca fino al Rinascimento, in raccolte ora attribuite a figure leggendarie di filosofi e sapienti (Pitagora, Focilide, Epicarmo, Catone, Varrone), ora frutto di compilatori per noi quasi sconosciuti (i ‘paremiografi’). Pur senza uno statuto autoriale definito, queste raccolte hanno costituito per secoli un punto di riferimento importantissimo per la cultura e per il pensiero occidentale. Se ne propone, per la prima volta al mondo, una traduzione completa che abbraccia oltre duemila anni di storia, con numerose traduzioni di testi inediti: dai Sette sapienti ai filosofi ellenistici, dai monostici di Menandro alle sentenze di Appio Claudio, dai Proverbi della Bibbia greca alla raccolta di Publilio Siro, dai papiri con le raccolte private di massime morali ai Sentenziari bizantini, dai proverbi popolari del medioevo greco alle raccolte latine dei monaci d’occidente, fino alla più cospicua silloge paremiografica, quella di Michele Apostolio, del XV secolo, base indispensabile degli Adagia di Erasmo da Rotterdam, pubblicati sempre in questa collana, dei quali questo volume costituisce la naturale premessa. Nel saggio introduttivo Emanuele Lelli ripercorre la storia e la funzione del proverbio in Grecia e a Roma, da Omero al medioevo. Un’indice lemmatizzato di oltre trentamila proverbi e sentenze greci e latini chiude il volume. Con i testi greci e latino a fronte.

Vol. 1: Libri 1.-2. / Properzio ; a cura di Paolo Fedeli
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Propertius, Sextus

Vol. 1: Libri 1.-2. / Properzio ; a cura di Paolo Fedeli

[Milano] : Fondazione Lorenzo Valla : Mondadori, 2021

Fa parte di: Propertius, Sextus. Elegie / Properzio

Abstract: Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis, / contactum nullis ante Cupidinibus : «Cinzia per prima con i suoi begli occhi mi ha catturato, / infelice: nessun Cupido mi aveva ancora trafitto». Iniziano così le "Elegie" di Properzio, ed è subito chiaro che in questa raccolta di poesie raffinate è la donna a conquistare: le basta, per questo, uno sguardo. Il poeta, soggetto dello scrivere, diviene oggetto dell'Amore. «Allora» continua l'"incipit" della prima elegia, «Amore ha piegato il mio sguardo sempre superbo, / mi ha posto i piedi sul capo e ha premuto, / finché mi ha insegnato, crudele, a detestare le caste fanciulle / e a condurre una vita del tutto priva di senso». Una realtà «dai valori sovvertiti» nella Roma di un Augusto dedito alla restaurazione di quelli antichi: «non solo perché è la donna a dominare sull'uomo, ma anche perché vivere la vita d'amore significa rinnegare l'impegno nella vita civile e politica che contraddistingue il "ciuis Romanus"». Non narrano una «storia» d'amore in quanto tale, le "Elegie", né dipingono un «coerente ritratto» di donna. Certo, Cinzia è dura e indifferente, «implacabile nel costringere lo spasimante a un duro "seruitium"», amante esagerata di trucchi e belletti, volubile e incostante, «insensibile nei confronti del poeta persino nei momenti di suo grave pericolo», pronta ad abbandonarlo per un nuovo, magari ricco, corteggiatore. Cinzia è in realtà un personaggio letterario, che vive all'interno di una tradizione: «irreprensibile matrona», ma anche meretrice sfrenata, e infine "docta puella" che legge e giudica, «da imparziale critica letteraria», la poesia di Properzio, ed è capace di scrivere versi suoi «che rivaleggiano con quelli di Corinna». Cinzia è un tipo che il poeta trasforma in mito cangiante. La presenza di Cinzia è ancora assai insistente nel libro II, la fine del quale anticipa la clamorosa rottura con lei. Poi, quella presenza impallidirà nel libro III, nel quale Properzio intraprende una via nuova, riconoscendo il magistero di Virgilio e muovendo poi nel successivo verso la poesia eziologica, celebrativa dei primordi di Roma a esaltazione delle glorie augustee del presente. Le "Elegie" ampliano così il loro registro, fondando un genere nuovo e una nuova poetica.

La dignità dell'uomo
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Pico della Mirandola, Giovanni

La dignità dell'uomo / Giovanni Pico della Mirandola ; a cura di Raphael Ebgi ; traduzione di Francesco Padovani

Torino : Einaudi, 2021

Nuova universale Einaudi. Nuova serie

Abstract: Nel 1486 Pico scrisse l'introduzione a quelle Conclusiones che avrebbero dovuto essere discusse davanti ai sapienti della Chiesa, ma che finirono invece accusate di eresia, come il loro autore. Originariamente senza titolo, il testo venne denominato Oratio de hominis dignitate dall'edizione di Strasburgo del 1504. Dimenticato per piú di due secoli, venne riscoperto tra Ottocento e Novecento diventando una specie di manifesto dell'Umanesimo. Ora che le idee ottocentesche e primo-novecentesche sul Rinascimento e certe forzature interpretative dell'Oratio appaiono superate si può rileggere Pico reinnestando il suo pensiero nella temperie teologica della sua epoca. Ma la sua antropologia e la sua idea di cultura restano un vertice della filosofia italiana e continuano ad avere molto da dire anche nel nostro tempo.

Muta eloquenza
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Niccoli, Ottavia

Muta eloquenza : gesti nel Rinascimento e dintorni / Ottavia Niccoli

Roma : Viella, 2021

La storia. Temi

Abstract: I nostri gesti, i gesti di oggi e quelli di cinque secoli fa, sono un dato fisiologico e costante nel tempo e nello spazio oppure sono influenzati dal contesto in cui vivono le donne e gli uomini che li compiono? E che cosa ci dicono le opere d'arte del Rinascimento sulla gestualità del loro tempo - e quindi sulla vita quotidiana, sulla devozione, sulla conquista e la definizione del potere, sui sentimenti vissuti o descritti? Cercando di rispondere a queste domande e ad altre correlate, questo libro tenta di tracciare un sentiero diverso da quelli consueti per entrare nella vita di un passato lontano dell'Europa e dell'Italia. Su quel sentiero ci imbattiamo in papi, sovrani, devoti, ma anche in giullari, ragazzi, pittori, figure del mondo inca, ebrei, sposi, esorcisti, e molti altri personaggi che ci vengono incontro cercando di farsi intendere da noi, uomini e donne d'oggi.

Belluno
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Bacchetti, Enrico

Belluno : dal dominio visconteo alla prima dedizione a Venezia (1404) / Enrico Bacchetti

Venezia : Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 2021

Abstract: Nella primavera del 1404, caduto il dominio dei Visconti, attraverso un atto di dedizione Belluno entra per la prima volta (la seconda e definitiva sarà nel 1420) nell'orbita veneziana. Tuttavia, tale passaggio non avviene senza scossoni. Nella latitanza del potere milanese e di quello vescovile, la pars guelfa pensa infatti di cogliere l'occasione per traghettare con la forza la città e il suo distretto verso la signoria carrarese. La sollevazione è presto sedata anche grazie all'appoggio delle sopraggiunte truppe veneziane e conduce ad un processo al termine del quale i ghibellini ristabiliscono l'ordine in città, da una parte attraverso la ricomposizione delle discordie e dall'altra tramite il passaggio sotto le insegne veneziane. Questa fase particolarmente delicata della storia cittadina è raccontata in termini ufficiali in un manoscritto qui edito, redatto dal notaio Antonio de Biçeriis e conservato nell'Archivio storico del Comune di Belluno.

L'avventura di un povero cavaliere del Cristo
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Cardini, Franco <1940- >

L'avventura di un povero cavaliere del Cristo : frate Francesco, Dante, madonna Povertà / Franco Cardini

Bari ; Roma : Laterza, 2021

I Robinson. Letture

Abstract: Un giovane di Assisi era figlio di un ricco mercante e banchiere (nonché, forse, usuraio). Il padre, che lo conduceva con sé nei suoi viaggi d'affari in Francia, volle rinominarlo 'Francesco' in omaggio alla dolce terra della poesia cortese, che il ragazzo amava. Francesco non era né nobile né particolarmente bello e il suo fisico era fragile, cagionevole. Ma era ricco, brillante, affascinante, spiritoso, sapeva cantare, suonare e danzare: era il 'principe della gioventù' della sua città. Sognava la gloria, le imprese cavalleresche in paesi lontani, l'amore. Poi venne la lotta civile nella sua città, alla quale prese parte, e infine la guerra contro Perugia: combatté, forse uccise, restò alcuni mesi prigioniero. Quando tornò a casa, gli amici avrebbero voluto vederlo riprendere la vita spensierata di prima. Ma non era più lui. Il contatto con la guerra e con il dolore lo aveva cambiato. Una volta incontrò un lebbroso: la lebbra gli aveva sempre fatto paura e orrore. Ma quel giorno scese da cavallo e abbracciò quel miserabile. Da allora, sarebbe diventato cavaliere del Cristo.

De re uxoria
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Barbaro, Francesco <1390-1454>

De re uxoria / Francesco Barbaro ; a cura di Claudio Griggio e Chiara Kravina

Firenze : Olschki, 2021

Studi e testi

Abstract: Composto a Venezia e donato per le nozze fiorentine di Lorenzo de’ Medici il Vecchio con Ginevra Cavalcanti (1416), il De re uxoria di Francesco Barbaro è il primo trattato rinascimentale incentrato sulle qualità della donna e sui compiti di gestione della famiglia. Divenne ben presto una sorta di best seller, affiancandosi, tradotto e diffuso in tutta Europa, alle opere affini dello pseudo-Plutarco e di Pier Paolo Vergerio in quella che Eugenio Garin definì una ‘trilogia pedagogica’ di età umanistica. Il trattato, che congiunge idealmente l’élite culturale e politica di Venezia e Firenze, ha avuto un’enorme influenza come interpretazione del modello familiare dell’aristocrazia veneziana in cui la tradizione e gli usi locali sono aggiornati e nobilitati grazie al confronto con i modelli classici proposti dalla nuova cultura umanistica, di cui Barbaro e il suo maestro Guarino Veronese furono a Venezia i principali promotori. Alla fortuna dell’opera contribuirono l’eleganza dello stile e quel gusto per la concretezza che sa servirsi anche dell’aneddotica antica e contemporanea per creare sapide descrizioni: qualità che ancora oggi rendono gradevole la lettura di un testo importante per la storia del costume e della cultura occidentale. Francesco Barbaro (1390-1454) fu tra i maggiori esponenti della civiltà letteraria veneziana e anche europea. A un’intensa attività diplomatica al servizio della Serenissima seppe sapientemente affiancare l’impegno letterario. Oltre al De re uxoria, a sua firma restano una traduzione latina delle Vitae plutarchee di Aristide e di Catone il Vecchio, nonché un ricco Epistolario che è testimonianza dei legami di amicizia e di collaborazione intellettuale coltivati con i protagonisti delle sedi in cui ricoprì importanti incarichi politici e con i rappresentanti della nuova res publica litteraria, tra i quali Guarino Veronese, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini e Ambrogio Traversari. Svolse un ruolo centrale nel ritorno della lingua e letteratura greca in Italia.

Pseudo-Sisberti Toletani Opera omnia
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Pseudo Sisbertus : Toletanus

Pseudo-Sisberti Toletani Opera omnia / cura et studio Álvaro Cancela Cilleruelo

Turnhout : Brepols, 2021

Corpus Christianorum. Continuatio Mediaevalis

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Abstract: L' Exhortatio poenitendi ( CPL 1227), il Lamentum poenitentiae ( CPL 1533) e l' Oratio pro correptione uitae ( CPL 1228) costituiscono un corpus altomedievale di temi penitenziali, tradizionalmente impressi tra le opere spurie di Isidoro di Siviglia. I primi due sono testi poetici: l' Exhortatio è composta in un particolare tipo di esametri ritmici, mentre il Lamentum è un inno alfabetico nei settenari ritmici trocaici . L' Oratio , da parte sua, è un'opera in prosa messa in bocca al peccatore pentito. Usando i sinonimi di Isidoro di Siviglia, tra le altre fonti, l'autore sviluppa un'esortazione alla penitenza composta nello stile sinonimico reso popolare dall'opera isidoriana. La moderna attribuzione al vescovo Sisberto de Toledo, deposto nel 693, è stata proposta da Justo Pérez de Úrbel nel 1926. Il suo successo iniziale ha svelato la denominazione, progressivamente messa in discussione e oggi rifiutata; il suo nome è conservato come semplice designazione. Le testimonianze disponibili, infatti, non puntano verso un'origine ispanica, ma verso un autore italiano o gallico della s. VIII d. C. La presente edizione, basata su un nuovo studio diretto dell'intera tradizione conosciuta, offre il primo testo critico completo del corpus.

History of the Venetian Dukes (1102-1229)
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History of the Venetian Dukes (1102-1229) : with an appendix of brief venetian historical texts / edition and translation by Luigi Andrea Berto

Venezia : Centro di Studi Medioevali e Rinascimentali E.A. Cicogna, 2021

Medioevo e Rinascimento. Testi

Abstract: The 12. and early 13. centuries were a crucial period for the emergence of Venice as one of the major powers in the Mediterranean. Taking advantage of the conquest of the Holy Land and the weakening of Byzantine naval power, the Venetians’ policy in the eastern Mediterranean aimed both at strengthening their position in that area and acquiring new markets. In order to do so, they demonstrated their readiness to use force. For the first time in their history, the Venetians went to the eastern Mediterranean not only for trading but also for fighting, becoming involved in the Crusades and establishing a relationship with the Latin Kingdom of Jerusalem after the First Crusade. The goal of this volume is to present the edition of the Latin text and the English translation of the Historia ducum Venetorum (History of the Venetian Dukes) which describes this period. It is the first Venetian historical text composed after the Fourth Crusade, and it is also the only extant chronicle composed in Venice after the beginning of the eleventh century. In this volume the edition and translation of the Historia ducum Venetorum is accompanied by other two historical texts: the Brief Venetians Annals and the Account of the Election of Dominic Silvo as Duke of the Venetians by Dominic Tino.

Medio Evo del diritto
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Calasso, Francesco

Medio Evo del diritto : le fonti / Francesco Calasso ; con una postfazione di Andrew Cecchinato

Milano : Adelphi, 2021

Il ramo d'oro

Abstract: Medio evo del diritto, come titolo di un’opera di storia, può forse saper di astrattezza e ha bisogno di essere giustificato: proprio sul terreno storico, dove le astrattezze non allignano. Non è facile. Medio evo – si dice – è soltanto un concetto della nostra mente, qualcosa dunque di relativo, e destinato a sparire quando le ragioni che lo generarono si saranno consumate nella nostra coscienza. E diritto – si dice anche – è una cosa che i giuristi cercano ancora di definire. Queste, le basi dell’astrattezza del titolo, se pur è da ammettere che un’astrattezza abbia basi. Tuttavia, se vogliamo esser sinceri, confessiamo pure che quelle astrattezze sono state per secoli gli spiragli attraverso i quali lo spirito umano è riuscito a intravedere qualcosa di concreto: altrimenti, non avremmo potuto nemmeno pensare quelle astrattezze. E a questi spiragli vorremmo che altri occhi si accostassero ancora e ficcasser lo viso: ma, perché essi non temano di veder delle nebbie, noi vogliamo dir subito, adoprando parole tutte dell’uso comune, che codesto qualcosa di concreto è semplicemente una storia del diritto, che ha come sua epoca il medio evo, come teatro d’azione l’Italia. Ma qui ci nasce l’obbligo di dar conto di ciascuna di queste affermazioni, e proprio per paura dell’uso comune che le ha consacrate, e spesso fraintese. Le ha fraintese in modo particolarmente grave di fronte al primo e fondamentale problema che quella storia pone, e cioè quello delle fonti del diritto. Da questo, perciò, sentiamo il bisogno di rifarci.